Mi piace quello che fai, davvero.
Ti ammiro per la grinta, lo spirito, l’ironia, l’arguzia e anche per quanto ti prendi sul serio senza mai ostentarlo.
A tratti mi rivedo in te, prima dei trent’anni, quando avevo la barba nera ma non avevo i mezzi tecnologici che esistono oggi (non farci caso, è tutta invidia la mia…).
Hai il mio rispetto e proprio per questo ti pongo una domanda: Perché lo fai?
Intendo: qual è il tuo personale scopo ultimo (se ti va di rispondermi) che ti spinge a esporti nel modo in cui lo fai?
Anticipo una possibile curiosità che potresti avere, della serie: “Che cazzo vuole questo qui?”
Te lo chiedo perché osservo da decenni, spesso in silenzio, con grande interesse chi vuole cambiare il mondo o chi si prodiga per offrirne una versione “migliore”.
Anch’io l’ho fatto, pubblicando materiale sul mio sito e scrivendo I Quattro Essenziali.
Ed è buffo perché è proprio questa l’epoca in cui tutti vogliono cambiare il mondo con nuovi metodi, nuove teorie, nuove incredibili scoperte che passano attraverso il regno delle percezioni “altre”, degli stati alterati di coscienza, degli esperimenti sonno-veglia, dei viaggi astrali, della separazione tra anima, spirito, corpo e mente, di tutto lo scibile riguardante il funzionamento del cervello, fino ad arrivare al dominio della mente per riuscire a “fare” cose… alla visione onirica della vita e al mito dell’uomo “oltre” la matrice.
Bello.
Ma il bello non coincide necessariamente con il vero.
Né con l’utile.
La mia porca barba bianca mi indurrebbe a dirti qualcosa del tipo:
“È tutto tempo perso. Ma fai bene a spenderlo tutto lì. Lo farei anch’io se avessi di nuovo vent’anni di meno.”
Banale. E noioso.
La questione che mi interessa davvero è un’altra.
Che cosa sta cercando l’essere umano quando cerca continuamente esperienze eccezionali?
Mi sa che, in fondo, è solo un altro modo di formulare la domanda che ti ho fatto all’inizio.
Proprio perché ho (mediamente) vent’anni più di te ho scelto di percorrere altre strade.
Non perché le tue siano sbagliate, voglio essere chiaro su questo.
Ma perché ho già dato, avendo attraversato metodi, principi, teorie e pratiche molto simili, complementari, alternative, spesso estremamente faticose e, almeno per me, poco redditizie sul piano fenomenologico.
Tradotto: la vita che scorre…
Ci sono arrivato prendendo testate nel muro e tentando perfino di costringere nelle mie mani il secondo principio della termodinamica…
Bravo bischero!
Poi ho smesso di voler piegare il mondo alla mia visione. Ho smesso di affannarmi.
Ho iniziato invece a osservare, con sintonia fine, la complessità dell’essere umano e quelle sfumature minuscole, apparentemente insignificanti, che quasi nessuno guarda.
Dentro quelle sfumature ci sono universi di realtà ancora da osservare.
Mi sono progressivamente allontanato da teorie diventate verità e ho iniziato a chiedermi perché il mondo opponga così tanta resistenza a chi vuole cambiarlo. O a chi vuole cambiare le fondamenta delle proprie convinzioni profonde, qualsiasi esse siano.
L’assurdo, per me, è che il sistema sia ormai cristallizzato in forme, pensieri, strutture e soprattutto linguaggi che cozzano, litigano e si separano. In continuazione.
Eppure si continua a parlare di espansione della coscienza attraverso linguaggi che, di espansivo, hanno ben poco.
Ho l’impressione che, negli ultimi decenni, qualcosa sia cambiato.
Non tanto negli obiettivi, quanto nei mezzi.
La mia generazione tendeva a cercare la verità di superficie.
Oggi mi sembra che la nostra cultura insegua soprattutto esperienze sempre più straordinarie.
Ma il paradosso è ancora un altro.
Ogni nuova esperienza sembra generare un nuovo linguaggio.
E ogni nuovo linguaggio, invece di mettere in comunicazione mondi diversi, finisce spesso per creare una nuova tribù.
Ho il sospetto che, in fondo, entrambe stiano cercando la stessa cosa.
Un’ultima ovvietà, sennò che boomer sarei?
Nella separazione ci si indebolisce sempre. Lo dice la termodinamica.
E lei, purtroppo, ha ragione.
Quindi continua.
Continua a osservare con la stessa onestà con cui oggi sperimenti.
Forse arriverà un momento in cui scoprirai che quella strada non porta esattamente dove immaginavi.
È successo a me.
È successo a molti altri.
Forse a te non succederà.
E te lo auguro.
Però, se un giorno dovessi accorgerti che esiste un modo diverso di arrivare allo stesso punto, con molta meno fatica, spero che la curiosità abbia la meglio sull’orgoglio.
Perché, in fondo, è l’unica ragione per cui ti ho scritto.
Ah, a proposito di talenti.
Hai mai visto un musicista dotato di orecchio assoluto accorgersene da adulto?
Quel giorno fammi un fischio.
Con sincero rispetto e stima.
Fabio