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Ci sono professionisti della relazione di aiuto molto bravi a risolvere problemi.
Conoscono tecniche, metodi, strumenti, rimedi e approcci alla persona.
Il cliente arriva con qualcosa che non funziona e il consulente offre ciò che conosce per aiutarlo.

Il lavoro è questo.
Il sinallagma si chiude.

Osservo però l’esistenza di un altro livello.

Quello in cui il professionista continua a utilizzare ciò che sa, ma nel frattempo accade qualcosa di diverso: tu, cliente, diventi progressivamente capace di vedere ciò che prima avevi bisogno che qualcun altro ti aiutasse a vedere.

Impari a osservare.
A distinguere.

A nominare.
A scegliere.

Non impari semplicemente una tecnica, accresci la tua Competenza di Sé.

Ed ecco che compare un paradosso piuttosto interessante: un buon consulente dovrebbe lavorare anche per diventare inutile.

Questa affermazione potrebbe mandare in crisi un intero sistema.

Una relazione di aiuto ben riuscita, per me, non può essere misurata soltanto da quanto riesco ad aiutarti quando vieni da me, grazie ai miei rimedi, per merito delle mie ricette.

Misurerei l’efficacia di un intervento anche da quanto diventi capace di camminare quando io non ci sono.

Il rischio, per il consulente, è quello di diventare bravissimo a rincorrere problemi.

Un sintomo. Una soluzione. Un altro sintomo. Un’altra soluzione.
Un’altra tecnica. Un’altra seduta. Un’altra somministrazione.

E avanti, all’infinito potenziale.

Ne parlo diffusamente nel mio ultimo libro I Quattro Essenziali

E c’è anche un altro aspetto che osservo da anni e che il modello Essential Four mi ha permesso di mettere meglio a fuoco: ogni metodo contiene una tendenza.

Se osservo attraverso la tecnica X tenderò a vedere alcune cose e a muovermi in quella direzione. Se utilizzo l’approccio Y tenderò a vederne altre e a muovermi altrove.

Non è in ballo quanto sia giusto o sbagliato un approccio. Sia chiaro.

È una questione di competenza che va oltre la competenza: non soltanto sapere usare bene uno strumento, ma accorgersi anche di dove quello strumento tende a portare lo sguardo.

Perché guardare da qualche parte significa inevitabilmente non guardare, nello stesso momento, da tutte le altre parti.

Mi chiedo se chi fa il mio mestiere si ponga questa domanda:

sto aiutando questa persona a stare meglio o sto contribuendo a renderla più capace di orientarsi senza di me?

Le due cose non sono necessariamente la stessa cosa e, personalmente, credo che una relazione di aiuto adulta cominci quando il professionista accetta una possibilità poco conveniente:

diventare progressivamente meno necessario.

Ed è anche per osservare queste dinamiche che è nato Essential Four.

Podcast Competenza di Sé

Fabio

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